Per i proprietari di armi rispettosi delle leggi entrerebbero in vigore inasprimenti incisivi, e questo in due tappe.

Tappa 1: dal maggio 2019

  • Gran parte delle armi semiautomatiche verrebbero proibite, precisamente
    • tutte le armi lunghe semiautomatiche a percussione centrale con caricatori di capacità superiore a 10 cartucce;
    • tutte le armi corte semiautomatiche a percussione centrale con caricatori di capacità superiore a 20 cartucce;
    • tutte le armi lunghe semiautomatiche che grazie a un calcio pieghevole o telescopico o senza l’ausilio di attrezzi possono essere ridotte a una lunghezza inferiore a 60 cm senza perdere funzionalità.
  • Ricadrebbero sotto questo divieto anche le versioni civili dei fucili d’assalto 57 e 90 dell’Esercito. Questi due modelli di fucile rappresentano già da soli circa l’80% delle armi utilizzate per lo sport del tiro. Pertanto lo sport del tiro dovrebbe essere esercitato praticamente sempre con armi proibite.
  • In futuro per acquistare tali armi proibite bisognerebbe chiedere una costosa autorizzazione eccezionale rilasciata dal Cantone, con tutta la burocrazia che ne consegue.
  • Per il tiro sportivo non verrebbero rilasciate autorizzazioni eccezionali per le armi lunghe semiautomatiche, che grazie a un calcio pieghevole o telescopico o senza l’ausilio di attrezzi possono essere ridotte a una lunghezza inferiore a 60 cm senza perdere funzionalità.
  • I Cantoni sarebbero liberi di subordinare il rilascio di autorizzazioni eccezionali a condizioni supplementari. Per esempio potrebbero esigere ispezioni della polizia al domicilio dei proprietari di armi, per verificare che le armi siano custodite «correttamente». Già oggi i proprietari di armi proibite (ossia armi automatiche) hanno l’obbligo di accettare tali ispezioni.
  • I commercianti di armi e gli armaioli si vedrebbero confrontati con obblighi supplementari concernenti la marcatura e la contabilizzazione.
  • Chi possiede un’arma colpita da divieto e non l’ha ricevuta direttamente dall’esercito, dovrebbe – se non è ancora registrata– denunciarla alle Autorità. Questo obbligo di comunicazione non è altro che un trucco da quattro soldi per introdurre l’obbligo di registrazione a posteriori che il popolo ha già respinto esplicitamente in votazione popolare nel 2011.
  • Per ottenere un’autorizzazione eccezionale sarebbe inoltre necessario attestare di praticare regolarmente il tiro. Chi volesse acquistare un’arma colpita da divieto dovrebbe essere membro di una società di tiro o poter dimostrare alle Autorità cinque o dieci anni dopo l’acquisto dell’arma di averla utilizzata regolarmente per tirare. Questo obbligo di praticare il tiro è un altro un trucco da quattro soldi per introdurre l’obbligo di dimostrare di avere bisogno dell’arma, obbligo che il popolo ha pure respinto esplicitamente in votazione popolare nel 2011.
  •  Chi non trovasse una società di tiro adatta – per esempio, perché a motivo delle sue opinioni politiche o dei suoi rapporti con i tiratori locali a qualcuno «non piace» o a motivo di soggiorni all’estero o per impegni professionali e così via non fosse in grado di assolvere l’obbligo del tiro –, si vedrebbe confiscare l’arma.
  • Se poi a qualcuno venisse rifiutata un’autorizzazione eccezionale, i suoi dati sarebbero registrati nel Sistema di informazione Schengen (SIS).

Le conseguenze per il singolo tiratore sportivo

  • Chi acquistasse un’arma usuale per lo sport del tiro per almeno dieci anni non ne sarebbe il proprietario, ma semplicemente una specie di detentore. Lo Stato potrebbe confiscargliela senza pagare nessuna indennità.
  • Rispetto all’ottenimento di un permesso di acquisto, l’autorizzazione eccezionale comporta costi e un dispendio di tempo notevolmente maggiori. Gli obblighi supplementari vigenti per i commercianti di armi porterebbero a un aumento dei prezzi di armi e/o munizioni. Pertanto per il tiratore l’acquisto di armi normalmente utilizzate nello sport del tiro sarebbe più costoso e più complicato.
  • Finora per l’acquisto di armi normalmente usate per il tiro bisognava soltanto soddisfare requisiti che dipendevano esclusivamente dalla propria persona (buona condotta, psiche normale). Con le nuove norme invece il suo «diritto» ai medesimi tipi di armi dipenderebbe da condizioni sulle quali egli potrebbe influire solo in misura limitata. (C’è una società di tiro adatta nelle sue vicinanze? Gli è possibile tirare durante gli orari di apertura del locale poligono privato?). Pertanto a decidere se possa avere o meno il suo attrezzo sportivo sarebbe in una certa misura il puro caso!
  • I tiratori occasionali, che non tirano regolarmente, verrebbero disarmati, perché non potrebbero dimostrare di avere bisogno dell’arma, bisogno che adesso è stato mascherato in forma di esercizi di tiro obbligatori.
  • Gli anziani, che conservano il fucile d’assalto lasciato loro come ricordo dal coniuge, se lo vedrebbero espropriare o – se non lo denunciassero – verrebbero criminalizzati. Inoltre se volessero lasciare l’arma in eredità a un figlio, un nipote, ecc. sarebbe comunque indispensabile un’autorizzazione eccezionale.
  • Dato che per l’acquisto delle armi usuali per lo sport del tiro occorrerebbe un’autorizzazione eccezionale rilasciata dal Cantone bisogna temere che i criteri per l’acquisto p. es. della versione civile di un Fass 57 o 90 varierebbero molto da un Cantone all’altro. I criteri precisi per l’acquisto sarebbero definiti soltanto a livello di ordinanza. Nessun proprietario di armi potrebbe quindi sapere tutto quello che lo aspetta in merito all’acquisto delle armi colpite dal nuovo divieto.
  • Il tiro sportivo con le armi dotate di calcio telescopico o pieghevole, particolarmente apprezzate nelle discipline dinamiche, sarebbe proibito.
  • Quanto poi a quello che capiterebbe a una persona registrata nel SIS se in determinati Stati di Schengen rimanesse coinvolta p. es. in un incidente stradale, nessuno sa dirlo.

Le conseguenze per il tiro

  • Il tiro come sport di massa verrebbe praticato quasi esclusivamente con armi proibite. Che si tratti di Tiro federale, Tiro in campagna, Knabenschiessen o Ratsherrenschiessen: si gareggerebbe sempre con fucili che fondamentalmente non potrebbero essere in possesso di privati.
  • Come sport di massa sul tiro graverebbe il sospetto della semilegalità. Il tiro perderebbe il prestigio di essere l’unico sport tradizionale ugualmente radicato in tutte le aree linguistiche, in tutte le regioni e in tutti gli strati sociali del nostro Paese. Rapidamente verrebbe degradato a qualcosa più tollerato che permesso – una situazione che ricorda un po’ quella del consumo di canapa.
  • Come prima reazione, si ha sempre paura di qualcosa che è proibito. Per le società di tiro diventerebbe più difficile reclutare nuovi membri. I monitori dei giovani tiratori dovrebbero convincere i genitori a permettere che i loro figli siano addestrati con armi proibite.
  • A causa dei maggiori costi delle armi e delle autorizzazioni non tutti i tiratori potrebbero più permettersi il loro hobby.
  • Per città e comuni con una maggioranza rosso-verde il divieto delle armi sportive sarebbe un forte incentivo per esigere con insistenza ancora maggiore la chiusura e lo smantellamento degli impianti di tiro (si vedano per esempio le richieste in questo senso della città di Zurigo).

Le conseguenze per tutti i proprietari di armi

  • Il legislatore non avrebbe più alcun rispetto per i tiratori, i cacciatori, i collezionisti, ma nemmeno per tutti gli altri proprietari di armi. Con la clausola del bisogno e l’obbligo della registrazione a posteriori l’attuazione della Direttiva UE sulle armi contiene due restrizioni che il popolo sovrano ha già respinto espressamente anni fa. Se uno non è nemmeno capace di difendere i propri diritti, pur sapendo che il popolo è dalla sua parte, non deve poi stupirsi se viene trattato come un burattino.

Tappa 2: dal 2020

  • Nel 2020 entrerebbero in vigore ulteriori restrizioni, ancora più proibitive. Il motivo è costituito dal meccanismo di verifica e correzione sancito dall’articolo 17 della Direttiva UE che adesso dovremmo recepire. Con tale meccanismo Bruxelles si prefigge esplicitamente di verificare dal 2020 e successivamente ogni cinque anni l’efficacia della Direttiva, promulgando se necessario nuove restrizioni. Partendo dal fatto che l’assoluta inutilità della Direttiva che si vorrebbe recepire non viene contestata nemmeno da PLR e PPD, questi inasprimenti supplementari, classificati come opzionali, si possono considerare già oggi come decisi.1 Come si può evincere da un rapporto esplicativo pubblicato dall’Ufficio federale di polizia nell’autunno 2017, molto probabilmente la Svizzera dovrebbe in particolare introdurre le norme seguenti:
    • divieto assoluto per privati di detenere non solo le armi automatiche, ma anche quelle semiautomatiche;
    • esami medici e psicologici obbligatori quale requisito generale per l’acquisizione e la detenzione di armi da fuoco;
    • divieto di cedere in proprietà ai militari prosciolti dall’obbligo di prestare servizio l’arma militare.2

Le conseguenze per tiratori, cacciatori e collezionisti

  • I privati non potrebbero più acquistare le armi normalmente utilizzate per lo sport del tiro.
  • Nessuno potrebbe più possedere un’arma. Rimarrebbero soltanto «detentori», osservati per principio con diffidenza (costante sorveglianza psicologica).
  • Anche i cacciatori dovrebbero chiedere un permesso di acquisto e dovrebbero sottoporsi a periodici esami medici e psicologici.
  • Le collezioni di armi comporterebbero restrizioni amministrative praticamente insuperabili.
  • Il soldato di milizia non avrebbe più diritto a ricevere la sua arma di servizio personale. Sarebbe costretto a restituirla al momento del congedo, come se avesse prestato servizio nel reggimento di un re straniero.
  • Si possono già prevedere restrizioni per quanto concerne i mirini telescopici e i calibri delle armi da caccia. Questo, perché determinate armi da caccia differiscono solo per particolari irrilevanti dai fucili dei tiratori scelti.

Le conseguenze per il tiro, la caccia e il collezionismo

  • Lo sport del tiro diventerebbe qualcosa di «esotico» praticato ai margini della società, come è già oggi il caso p. es. in Germania e in Francia.
  • Il diritto di possedere un’arma sarebbe abolito.
  • A medio termine ci potremmo aspettare una Svizzera secondo i desiderata della socialista Chantal Galladé: una Svizzera, in cui il possesso legale di armi è consentito ancora soltanto ai poliziotti.

 

Mentre per terroristi e altri grandi criminali tutto resterebbe come prima.

  • L’UE giustifica il suo interesse alle restrizioni legali come misura per combattere l’ondata di terrorismo islamico. Ma per tale scopo queste restrizioni sono assolutamente inutili.
  • Dei 40 attentati compiuti in Europa dal 2014, soltanto in 6 sono state impiegate armi da fuoco.
  • E si trattava– senza eccezione alcuna – di armi che gli attentatori si erano procurati illegalmente, generalmente kalashnikov provenienti da arsenali di Stati una volta appartenenti al blocco sovietico.
  • Nel caso di un massacro perpetrato con armi da fuoco, il numero di vittime non dipende dalla capacità dei caricatori
    • il tempo che trascorre finché l’attentatore stesso si trova esposto a un fuoco di difesa3
    • la sua abilità nell’uso dell’arma.4 Ovviamente la legge sulle armi non può influire in alcun modo su questi due fattori.
  • Anche se i terroristi utilizzassero armi legali e se la capacità dei caricatori fosse rilevante, l’attuazione della Direttiva UE non offrirebbe nessuna sicurezza in più. Acquistando un’arma semiautomatica colpita dal nuovo divieto, con un caricatore di «grande capacità», il primo attestato di esercizio pratico del tiro andrebbe presentato dopo cinque anni. Il terrorista avrebbe quindi cinque anni di tempo per realizzare i suoi piani sanguinari, prima di essere toccato dalle ridicole e insensate disposizioni della Direttiva UE sulle armi.

1 V. DIRETTIVA (UE) 2017/853 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 maggio 2017, https://www.admin.ch/ch/i/gg/pc/documents/2901/UE_Direttive_IT.pdf (consultato: 15.10.2018), punto 18: «L’articolo 17 è sostituito dal seguente […] Entro il 14 settembre 2020, e successivamente ogni cinque anni, la Commissione [europea] presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’applicazione della presente direttiva, incluso un controllo dell’adeguatezza delle relative disposizioni, corredata all’occorrenza da proposte legislative concernenti, in particolare, le categorie delle armi da fuoco […]».
2 V. Decreto federale che approva e traspone nel diritto svizzero lo scambio di note tra la Svizzera e l’UE relativo al recepimento della direttiva (UE) 2017/853 che modifica la direttiva UE sulle armi (direttiva 91/477/CEE)
(Sviluppo dell’acquis di Schengen): Avamprogetto di legge e rapporto esplicativo per l’avvio della procedura di consultazione, settembre 2017, https://www.ejpd.admin.ch/dam/data/ejpd/aktuell/news/2017/2017-09-290/vn-ber-i.pdf (consultato: 15.10.2018). Al punto 1.2 la fedpol sottolinea come nella fase di elaborazione della Direttiva che adesso dovremmo recepire la Svizzera sia riuscita soltanto con una notevole opera di persuasione a evitare le restrizioni summenzionate, benché «la Commissione europea avesse difeso con veemenza le proprie richieste in sede di dibattito.» Di conseguenza appare ovvio che tali concessioni non sopravviveranno alla prossima revisione della Direttiva.
3 V. Schmidt, Tim: Inside School Schootings: What Have We Learned?, 10.02.2015, https://d3rmvquxnxa9wt.cloudfront.net/pdf/guides/USCCA_InsideSchoolShootings.pdf (consultato: 15.10.2018).
4 Per esempio i tre giovani americani, che con il loro eroico comportamento il 21 agosto 2015 hanno sventato un massacro sul treno Thalys, hanno avuto la fortuna di lottare contro un attentatore che non era riuscito a rimediare a un malfunzionamento del suo kalashnikov, perché «evidentemente non aveva ricevuto nessun addestramento su come maneggiare l’arma.» V. Le Figaro, 24.08.2015, http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2015/08/23/01016-20150823ARTFIG00182-attentat-dejoue-du-thalys-on-n-a-pas-pense-on-a-juste-agi.php (consultato: 15.10.2018).

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