Quando l'Operazione Libero interviene, si sa cosa succede: adesso la posta è veramente importante, adesso gli avversari hanno in mente qualcosa di dittatoriale e contro i diritti umani. È stato così anche con l'«Iniziativa per l'autodeterminazione», quando dopo la sua bocciatura i «Liberi» hanno proclamato quanto segue:

«Oggi è un bel giorno per la protezione dei nostri diritti individuali nei confronti dello Stato, per l'affidabilità della Svizzera come partner contrattuale, per una struttura equilibrata delle istituzioni del nostro Paese e per la qualità della democrazia diretta. […]. La cosiddetta ‹Iniziativa per l'autodeterminazione› è stata finora l'iniziativa più pericolosa fra quelle lanciate dall'UDC. Tanto più importante è l'odierno rifiuto a questo progetto estremista: l'attacco alle istituzioni della nostra democrazia liberale, ai fondamenti del nostro Stato di diritto e ai nostri diritti umani è stato respinto.» [1]

In relazione al referendum sulla legge delle armi non ha alcuna importanza se l'accettazione dell'iniziativa dell'UDC avrebbe portato veramente a «un brutto giorno per la protezione dei nostri diritti individuali di fronte allo Stato», compreso un ben riuscito «attacco ai fondamenti del nostro Stato di diritto e ai nostri diritti umani». Decisivo è invece il fatto che lo Stato liberale, che tutela i diritti umani dei suoi abitanti, in realtà può essere attaccato e spazzato via in qualsiasi momento. Come insegna la storia, lo Stato non dista mai dalla sua distruzione più di una rivoluzione, un putsch o (almeno se si vuole prestar fede alle parole dell'Operazione Libero) una votazione popolare.

Se lo Stato di diritto si disgrega, si afferma il dominio del più forte. Per il singolo abitante ciò significa che deve far valere i propri diritti umani senza o addirittura contro il potere dello Stato. [2] Se a tale scopo può ricorrere a fucili, doppiette e pistole normalmente reperibili in commercio – ossia a quelle armi che vengono portate anche da poliziotti e soldati – può pensare di avere delle reali possibilità di successo. Ma se è disarmato, è assolutamente indifeso e quindi – dato che vige la legge del più forte – non ha assolutamente alcun diritto.

Su questo sfondo è chiaro: i diritti umani, che possono essere rivendicati soltanto grazie alla benevolenza di polizia e tribunali, sono de facto non diritti umani, bensì privilegi concessi da Lorsignori. Chi si dichiara umanista ed è fermamente convinto che ogni persona, in quanto essere umano, possiede determinati diritti fondamentali, deve essere fermamente convinto del diritto dei privati di possedere armi. In particolare gli deve stare a cuore che lo Stato non disponga mai dello strumento legale per impedire ai cittadini incensurati l'acquisto o il possesso di normali armi da fuoco.

Finora la nostra legislazione delle armi ha sempre tenuto conto della funzione delle armi da fuoco quali risorsa di ultima istanza per proteggere o far valere diritti umani – in particolare il diritto alla vita e il diritto all'integrità fisica e sessuale. Concretamente nel nostro Paese il cittadino incensurato ha da sempre un diritto rivendicabile davanti alle autorità al possesso di normali armi da fuoco. Se il richiedente non è sotto tutela e non ha commesso reati e inoltre non induce a pensare che possa mettere in pericolo se stesso o altri, le autorità non gli possono impedire di possedere un'arma.

Adesso però si vuole mettere fine a questa situazione, sperimentata sia storicamente sia nel quadro dell'ordine pubblico. Il recepimento della Direttiva UE sulle armi – assolutamente inefficace come misura contro il terrorismo – comporterebbe il divieto delle armi da fuoco normalmente reperibili in commercio. Il diritto di possedere un’arma sarebbe abolito. Tiratori e collezionisti si vedrebbero confrontati con gli ostacoli proibitivi e le incertezze di un regime di autorizzazioni eccezionali. In altre parole: entrerebbe in vigore una legge, di cui sarebbe difficile superare l'effetto distruttivo sulla «protezione dei nostri diritti individuali nei confronti dello Stato».

E coloro che hanno scritto a lettere cubitali sulla propria bandiera la difesa di tale protezione? Trovano che sia tutto OK.

Ad alcuni sta a cuore la difesa dei diritti umani, ad altri, poter parlare con supponenza di se stessi.

1 Il testo citato non è la versione italiana del comunicato, bensì una traduzione della versione originale in tedesco, più dettagliata.
2 Il fatto che siano inalienabili e quindi possano essere fatti valere indipendentemente dai rapporti di potere vigenti, è una delle caratteristiche che rendono i diritti umani unici nel loro genere.

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