Come verranno disarmati i cittadini ligi alla legge nel caso di un SÌ il 19 maggio

  • È assolutamente chiaro che le intenzioni alla base della Direttiva UE non sono né la lotta al terrorismo né la prevenzione degli abusi, bensì il divieto della detenzione di armi da parte di privati.
  • Il meccanismo di controllo e valutazione previsto dall’articolo 17 della Direttiva è de facto un meccanismo automatico di inasprimento.
  • Alla fine del 2016 il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker lo ha confermato a chiare lettere, affermando che l’attuale Direttiva era semplicemente una «pietra miliare» e precisamente per «il controllo delle armi».
  • Anche il Consiglio federale sa che un SÌ il 19 maggio comporterà già entro 3–8 anni il divieto assoluto delle armi semiautomatiche per i privati e l’introduzione di test medico-psicologici per tutti i detentori di armi.

L’obiettivo dei decisori dell’UE è il divieto della detenzione di armi da parte di privati. Il mezzo per raggiungere tale obiettivo è il meccanismo di controllo e valutazione previsto dall’articolo 17 della Direttiva sulle armi. Qui di seguito si spiega, perché tale articolo funziona come un meccanismo di inasprimento.

La Direttiva UE, che la maggioranza del Consiglio federale e del Parlamento vogliono recepire, è stata elaborata sulla base di una proposta (vincolante) della Commissione UE. Questa proposta è stata pubblicata il 18 novembre 2015 (ossia solo cinque giorni dopo gli attentati di Parigi). Riferendosi a una serie specifica di attacchi terroristici islamici (cfr. pag. 2, cpv. 1 e nota 1), commessi senza impiegare nemmeno un’arma acquistata legalmente, la Commissione ha chiesto di rafforzare ulteriormente la lotta contro il traffico (illegale) di armi da fuoco. Contro una tale richiesta non c’è nulla da obiettare.

Però, oltre al rafforzamento della lotta contro il traffico (illegale) di armi, la Commissione ha chiesto – nel medesimo paragrafo di testo e riferendosi ai medesimi attacchi terroristici (!) – anche che «si prendano provvedimenti immediati per inasprire le attuali norme sull’accesso [legale] alle armi da fuoco e sul loro commercio.» L’effetto di tale richiesta è limitare il diritto dei cittadini ligi alla legge (i criminali condannati non possono comunque detenere nessuna arma) all’acquisto e alla detenzione di armi, ma non la disponibilità di armi sul mercato nero. Pertanto per prevenire il genere di terrorismo che la Commissione adduce per legittimare la propria proposta, le misure non servono a niente. Sono quindi inappropriate e soprattutto inadatte.

Concretamente la Commissione ha messo in atto l’«inasprimento delle attuali norme sull’accesso [legale] alle armi da fuoco» introducendo una distinzione tecnicamente assurda fra armi semiautomatiche con caricatori di capacità «elevata» e semiautomatiche con caricatori di capacità «normale», assegnando quelle con caricatori di capacità «elevata» alla categoria «A» (ossia armi proibite ai privati). Soprattutto per i fucili la Commissione ha fissato il limite fra capacità «normale» ed «elevata» così basso (10 colpi), che praticamente tutti i normali modelli di armi sono colpiti dal divieto.

Questa distinzione insensata – e ciò vale per i divieti che ne derivano – è stata inserita senza nessun cambiamento nella Direttiva UE sulle armi elaborata sulla base della proposta. A questo bisogna aggiungere il meccanismo di controllo e valutazione dell’articolo 17 della Direttiva con il testo seguente: «Entro il 14 settembre 2020, e successivamente ogni cinque anni, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull’applicazione della presente direttiva, incluso un controllo dell’adeguatezza delle relative disposizioni, corredata all’occorrenza da proposte legislative concernenti, in particolare, le categorie delle armi da fuoco […]» In altre parole: al minimo ogni cinque anni la restrizione del diritto alla detenzione di armi da parte dei cittadini ligi alla legge dovrà essere sottoposta a un controllo dell’adeguatezza, per il quale si utilizza come pietra di paragone una serie di atti terroristici commessi esclusivamente con armi illegali. Pertanto, finché vi saranno gravi delitti (islamici) commessi con armi illegali, qualsiasi controllo dell’adeguatezza dovrà per forza di cose fornire un risultato negativo. Così ogni cinque anni si arriverà alla conclusione: occorrono ulteriori restrizioni del diritto alla detenzione di armi.

Sul fatto che tali conclusioni saranno effettivamente il pretesto per introdurre ulteriori inasprimenti non si può avere alcun dubbio:

  1. Nel quadro di una conferenza stampa, il 20 dicembre 2016 il presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker ha affermato, in merito al testo della nuova Direttiva UE sulle armi: «Ci siamo impegnati con tenacia per un accordo ambizioso che riduce il rischio di sparatorie (sic!) nelle scuole e nelle colonie di vacanze o di attacchi terroristici con armi acquistate legalmente. Naturalmente avremmo voluto andare ancora più in là, ma confido che l’attuale progetto costituisca una pietra miliare nel controllo delle armi da fuoco nell’UE». A questo riguardo si può affermare: 1) Come già menzionato, i divieti di armi legali sono stati legittimati con attacchi terroristici, per i quali non è stata utilizzata alcuna arma legale. 2) Né nella proposta della Commissione né nella Direttiva si parla di massacri nelle scuole o di attacchi a colonie di vacanze. Questa imprecisione veramente stramba fa capire quanto poco interessi all’UE combattere la criminalità – si tratta di realizzare un disarmo. 3) Una pietra miliare non si trova al traguardo: l’affermazione del presidente della Commissione indica chiaramente che ulteriori inasprimenti sono già previsti. 4) Il presidente della Commissione ammette apertamente che l’obiettivo della Direttiva non è prevenire i crimini o combattere il terrorismo, bensì il controllo (statale) sulle armi da fuoco – ossia il potere (statale) sulle armi detenute da privati.
  2. Nel messaggio concernente il recepimento della nuova Direttiva UE sulle armi del marzo 2018 il Consiglio federale ha illustrato nel modo seguente il risultato del suo influsso a Bruxelles: «Sulla base dei suoi diritti di partecipazione in qualità di Stato associato a Schengen (art. 4 AAS), la Svizzera ha perorato le proprie richieste in seno al Consiglio e si è impegnata a sensibilizzare gli altri Stati di Schengen e in seguito, per via informale, anche i grandi partiti nel Parlamento europeo sulle peculiarità e le tradizioni svizzere in materia di tiro. Può essere considerato il risultato di questi sforzi il fatto che il progetto sia stato attenuato in molti punti, nonostante la Commissione europea avesse difeso con veemenza le proprie richieste in sede di dibattito. La direttiva ad esempio non contempla più il divieto assoluto per privati di detenere le armi da fuoco più pericolose (armi automatiche e semiautomatiche) o l’introduzione di esami medici e psicologici obbligatori quale requisito generale per l’acquisizione e la detenzione di armi da fuoco.» A questo proposito si pone la domanda: perché il Consiglio federale non parla mai di questo notevole successo delle trattative? Perché parla invece soltanto della presunta eccezione per le armi di ordinanza, che in realtà era stata concordata già nel 2004? È molto semplice: perché sa bene che l’articolo 17 della Direttiva funziona come un meccanismo di inasprimento automatico. Perché sa che con il prossimo giro di inasprimenti non sarà più in grado di impedire il divieto assoluto dei semiautomatici né l’obbligo generale di testi psicologici. Inoltre le affermazioni del Consiglio federale illustrano chiaramente la situazione: dopo che nella propria proposta la Commissione UE aveva chiesto di introdurre un divieto dei semiautomatici con caricatori di grandi capacità, nell’elaborazione del testo della Direttiva voleva evidentemente imporre già un divieto di tutti i semiautomatici. L’obiettivo della Commissione di disarmare i privati cittadini è evidente.

Conclusioni:

  • L’obiettivo della Direttiva UE è il disarmo dei privati cittadini.
  • Il 19 maggio non si vota su un «moderato adeguamento del diritto delle armi», bensì sull’alternativa «disarmo sì o no.»
  • L’affermazione del Consiglio federale che nel caso di un SÌ il 19 maggio verrebbe mantenuto il diritto di possedere armi e non si disarmerebbe nessuno è un’affermazione in malafede.

* Il doppio attentato alla redazione di «Charlie Hebdo» e al negozio di alimentari kosher «Hyper Cacher» a Parigi nel gennaio 2015; il doppio attentato di Copenaghen a un convegno critico con l’Islam e alla grande sinagoga nel febbraio 2015; la strage fortunatamente sventata sul treno Thalys per Parigi nell’agosto 2015; gli attentati del 13 novembre 2015.

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