Nel 2012 il dittatore socialista venezuelano Nicolás Maduro promulgò una legge che proibiva ai privati la detenzione di armi. La settimana scorsa la NZZ ha parlato dell’operato degli sgherri di Maduro nei termini seguenti: «I temuti colectivos sono arrivati un po’ più tardi. Sono stati estremamente repressivi: con le loro moto hanno effettuato ronde, sparando ininterrottamente, picchiato, derubato, insultato gli abitanti e sono entrati a forza nelle case, racconta Rozo. Le riprese effettuate con i telefonini e diffuse su internet ne danno un’idea. La giornalista venezuelana, che aveva paura di essere colpita dalla pioggia di proiettili, di tanto in tanto si nascondeva nella casa di un’estranea (...)».

In Svizzera dobbiamo temere che un giorno si instauri una situazione del genere?

No. Ma la libertà e la tranquillità di cui godiamo non sono frutto del caso, bensì hanno un buon motivo.

Collaudati meccanismi di protezione

Ci sono tre meccanismi di protezione che nel corso di tutta la storia si sono dimostrati efficaci nell’impedire gli arbitri dello Stato e le violazioni dei diritti umani: la separazione dei poteri, il diritto alla libertà di opinione e il diritto alla detenzione di armi da parte di privati.

In Svizzera tutti e tre questi meccanismi di protezione sono sempre stati straordinariamente ben sviluppati. Per di più in Svizzera l’effetto della separazione dei poteri per limitare le forze viene ulteriormente rafforzato dal diritto di referendum e di iniziativa. Da noi non esiste una cosiddetta censura per «incitamento all'odio» come in Germania. E in Svizzera ogni cittadino ligio alla legge, senza malattie psichiche acute e manifeste, ha sempre potuto comprare tutte le armi normalmente reperibili in commercio con le relative munizioni.

Vane promesse

Con il recepimento della Direttiva UE sulle armi deciso dal Parlamento l’acquisto e il possesso di armi normalmente reperibili in commercio sarebbe fondamentalmente proibito. È vero che ai tiratori che sono in grado di dimostrare allo Stato di avere bisogno di un’arma (ossia che riescono a giustificarsi con successo davanti alle autorità) la Confederazione promette autorizzazioni eccezionali.Questo non cambia però nulla riguardo al fatto che per principio l’accesso ad armi legali sarebbe limitato agli organi statali e che i cittadini perderebbero il loro diritto alla detenzione di armi.In secondo luogo ben presto le autorizzazioni eccezionali non ci sarebbero più nemmeno per i tiratori. Infatti l’articolo 17 della Direttiva UE sulle armi contiene un meccanismo di controllo e valutazione che de facto costituisce un meccanismo automatico di inasprimento.

Il Consiglio federale non può fare nulla

Già nel corso dell’elaborazione dell’attuale Direttiva il Consiglio federale – e questo in base a quanto affermato dallo stesso (!) – è riuscito a evitare solo per un pelo un divieto assoluto delle armi semiautomatiche (ossia di quasi tutte le armi) per i privati.

Di conseguenza, con il prossimo inasprimento non riuscirà più a impedirlo e perciò un SÌ il 19 maggio significa che nel giro di pochi anni fucili d’assalto, pistole, ecc. verrebbero confiscati dallo Stato.

Motivazioni deboli e speciose

L’affermazione, secondo cui l’accettazione di questa legge sarebbe necessaria per combattere il terrorismo o prevenire gli abusi, è semplicemente ridicola.

Gli attacchi terroristici islamici, che l’UE zur adduce per legittimare la sua direttiva, sono stati tutti perpetrati con armi di origine illegale. E per quanto concerne la necessità di una maggiore «prevenzione degli abusi», sono lieto di citare la Consigliera federale Karin Keller-Sutter. Alla conferenza stampa del 14 febbraio, in cui ha argomentato a favore degli inasprimenti della legge, ha ammesso senza mezzi termini: «In Svizzera il numero di armi è relativamente elevato, ma ciò malgrado praticamente non ci sono problemi; sono in molti nelle diverse parti del mondo a stupirsene.»

L’isteria di Schengen

L’unico motivo per cui in Parlamento si è trovata una maggioranza per questa revisione della legge è una vera e propria isteria riguardo a Schengen. Da quando all’inizio di ottobre abbiamo iniziato a raccogliere firme per il referendum, giorno dopo giorno i fautori della nuova legge sulle armi mettono in guardia dalle conseguenze apparentemente tanto drammatiche di un’esclusione della Svizzera dallo spazio di Schengen.

Finora però non hanno fornito nemmeno uno straccio di prova per spiegare perché l’UE avrebbe interesse a disdire l’Accordo di Schengen per la Svizzera. Ciò che invece diffondono è la falsa affermazione che un NO il 19 maggio comporterebbe automaticamente la disdetta dell’Accordo.

Sacrificio o salvaguardia

L’isteria di Schengen non è assolutamente un motivo per rinunciare al diritto alla detenzione di armi, come non lo sarebbe per rinunciare al diritto della libertà di opinione. Un SÌ il 19 maggio significa restare nello spazio di Schengen sacrificando uno dei più importanti diritti di libertà in assoluto. Un NO il 19 maggio significa restare nello spazio di Schengen salvaguardando il fondamento che rende libera la nostra società.


Prima pubblicazione su Nau.ch

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