Con un colpo d’occhio

  1. Abbiamo la migliore legge sulle armi del mondo – non ce ne occorre una peggiore
  2. Non si proibisce nulla, perché rimanga permesso
  3. In qualsiasi momento il Consiglio federale può fare in modo che non vengano più rilasciate autorizzazioni eccezionali.
  4. Ulteriori inasprimenti non sono solo possibili, ma addirittura cosa certa
  5. Entro dieci anni verranno confiscate tutte le armi semiautomatiche

1. Abbiamo la migliore legge sulle armi del mondo – non ce ne occorre una peggiore

La Svizzera ha la legge sulle armi migliore del mondo. Innanzi tutto, in linea di principio lo Stato non ha alcun diritto di proibire ai cittadini il possesso di armi. In tale principio democratico si rispecchiano il liberalismo, la responsabilità personale e l’idea di milizia che caratterizzano la nostra società dal 1848. In secondo luogo gli abusi del diritto di detenere armi sono mantenuti con ottimi risultati a un minimo assoluto grazie a quattro semplici criteri legali di esclusione (minore età, interdizione, precedenti penali e labilità psichica acuta) Nel 2011 il popolo – su raccomandazione non solo dell’UDC, ma anche di PLR, PPD e Consiglio federale – ha respinto un’iniziativa popolare rosso-verde che voleva abolire il diritto al possesso di armi. Da allora il numero di armi acquistate da privati aumenta in continuazione, mentre la quota di abusi scende ulteriormente a un livello bassissimo. Su tale base, la responsabile del DFGP Karin Keller-Sutter ha aperto la sua conferenza stampa del 14 febbraio 2019 affermando correttamente: «In Svizzera il numero di armi è relativamente elevato, ma ciò malgrado praticamente non ci sono problemi; sono in molti nelle diverse parti del mondo a stupirsene.»Fonte Ciò significa: perfino la più importante sostenitrice degli inasprimenti fa sapere chiaramente che non sono necessari. Chi la contraddice è male informato oppure ha secondi fini!

2. Non si proibisce nulla, perché rimanga permesso

Dopo la revisione l’articolo 5 della legge sulle armi conterrebbe un divieto esplicito di acquistare e possedere la stragrande maggioranza delle armi da fuoco detenute da privati, segnatamente le armi semiautomatiche con caricatori di capacità «elevata». Questo divieto vale per tutti i privati, ossia anche per tiratori, cacciatori e soldati. Non si è mai proibito qualcosa che si voleva continuare a permettere né si è mai abolito un diritto per conservarlo. Ciò significa: l’affermazione secondo cui gli inasprimenti «non toccano» un qualsiasi gruppo di persone, come «tiratori» o «cacciatori» è tanto assurda quanto l’assicurazione che «nessuno viene disarmato». Chi giustifica un divieto con il fatto di non volerlo applicare cerca di nascondersi dietro una cortina di fumo!

3. In qualsiasi momento il Consiglio federale può fare in modo che non vengano più rilasciate autorizzazioni eccezionali

Le autorizzazioni eccezionali promesse sono eccezioni a un divieto esplicito. Ovviamente non si ha alcun diritto a qualcosa di proibito. Per questo motivo le autorità possono concedere eccezioni ai tiratori, ma non hanno l’obbligo di farlo. E dato che le condizioni che – se soddisfatte – rendono possibile (ma non garantiscono) mantenere l’autorizzazione eccezionale sono definite nell’ordinanza sulle armi, il Consiglio federale – in qualsiasi momento e da solo – può fare in modo che (praticamente) non si facciano più eccezioni. (Per esempio stabilendo nell’ordinanza che le autorizzazioni eccezionali possono essere concesse soltanto dopo 10 o 20 anni di allenamento con armi prese in prestito e custodite nello stand di tiro). Ciò significa: nel caso di un SÌ il 19 maggio l’acquisto e la detenzione di armi normalmente reperibili in commercio diventano un privilegio concesso dallo Stato e sospeso a un capello; qualora venisse abolito, non sarebbe possibile alcun referendum.

4. Ulteriori inasprimenti non sono solo possibili, ma addirittura cosa certa

L’articolo 17 della Direttiva UE sulle armi prevede che ogni cinque anni si verifichi l’efficacia delle disposizioni della Direttiva vigente in quel momento. In caso di efficacia insufficiente si deve procedere a ulteriori inasprimenti. Dato che nemmeno uno degli attentati terroristici islamici, che l’UE adduce per legittimare i divieti delle armi legali, è stato commesso con armi acquistate legalmente, la verifica dell’efficacia può fornire soltanto un risultato negativo. Il fatto che il risultato di tale verifica si può sapere in anticipo si deduce inequivocabilmente dalle affermazioni del presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker. Non appena il testo dell’attuale Direttiva è stato disponibile, nel quadro di una conferenza stampa ha spiegato chiaramente che la Commissione «naturalmente avrebbe voluto andare ancora più in là», ma che egli «confidava» che la Direttiva «fosse una pietra miliare», segnatamente «nel controllo delle armi da fuoco.»Fonte Chi vuole andare più in là, non si ferma dove si trova. Le pietre miliari non si trovano in corrispondenza del traguardo. E il controllo delle armi è qualcosa di ben diverso dalla lotta al terrorismo e dalla prevenzione degli abusi. Ciò significa: l’affermazione, secondo cui ulteriori inasprimenti non sarebbero assolutamente sicuri, contrasta vivamente con la situazione reale.

5. Entro dieci anni verranno confiscate tutte le armi semiautomatiche

Nel suo messaggio per la revisione della legge sulle armi il Consiglio federale ha specificato nero su bianco che la Commissione UE già nella fase di preparazione dell’attuale Direttiva ha insistito con veemenza per un divieto assoluto delle armi semiautomatiche come pure per l’introduzione di un obbligo generale di test psicologici per tutti i detentori di armiFonte e che «va considerato un successo delle trattative» il fatto che la Svizzera abbia potuto evitare questi inasprimenti supplementari. È ovvio che ciò non le sarà più possibile in occasione del prossimo o al più tardi del secondo inasprimento (ossia nel 2022 o nel 2027). Ciò significa: nel caso di un SÌ il 19 maggio, entro dieci anni si arriverà alla confisca di tutte le armi semiautomatiche detenute da privati. I divieti di fucili a ripetizione e armi a canna basculante seguiranno.

  Se l’acquisto e il possesso delle normali armi da fuoco venisse ancora garantito, tiratori, cacciatori, sottufficiali, ufficiali, armaioli e organizzazioni del diritto sulle armi non sosterrebbero compatti il referendum. L’abolizione del diritto al possesso di armi con successivo disarmo non è un «compromesso» né un «piccolo adeguamento» né una soluzione «pragmatica» né qualcosa che si possa «ragionevolmente pretendere».

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