Lucerna, 19 maggio 2019 Senza ricevere alcun sostegno finanziario né operativo da nemmeno un partito politico, la Comunità di interessi del tiro svizzero (CIT) – composta da 14 organizzazioni di sport del tiro, milizia, caccia, artigianato, industria e diritto in materia di armi – ha condotto la lotta contro gli inasprimenti della nostra legge sulle armi, ingiusti, liberticidi, inutili, pericolosi e antisvizzeri. Il risultato della votazione comporta non solo l’abolizione di una delle libertà più importanti in assoluto – il diritto di possedere le armi normalmente reperibili in commercio – ma infligge pure un durissimo colpo al tiro come sport di massa. La conseguente erosione della cultura del tiro nel nostro Paese danneggerà il principio dell’esercito di milizia e in ultima analisi anche la difesa nazionale.

La campagna di disinformazione senza precedenti si è rivelata efficace

Ovviamente la CIT accetta la decisione del sovrano. Ma condanna con la massima severità la campagna dei fautori del SÌ. Condanna anche la disinformazione del Consiglio federale diffusa con i documenti della votazione, in base alla quale un NO avrebbe comportato la cessazione automatica dell’Accordo di Schengen. (Desideriamo ricordare una volta di più la posizione del Consiglio federale che aveva negoziato l’Accordo di Schengen: «Se la Svizzera non riprendesse un atto o una misura (dell’acquis di Schengen e Dublino), le due parti si impegnano a cercare una soluzione pragmatica. Nel caso estremo, il rifiuto di una nuova normativa comporterebbe la disdetta dell’Accordo.» [...] Questo timore di restrizioni incisive del nostro diritto sulle armi è ingiustificato [...] Come oggi, chi intenderà acquistare un’arma non dovrà fornire alcuna prova della necessità.»). Condanna inoltre la mancanza di principi di PPD e PLR, che hanno propugnato i medesimi inasprimenti della legge sulle armi che ancora nel 2011 avevano aiutato a respingere. Condanna la miopia e l’opportunismo delle associazioni del mondo economico, che con grotteschi appelli (per esempio: «mantenere la libertà di viaggiare») hanno contribuito a soffocare le nostre libertà. E condanna in particolare il ruolo di gran parte dei giornalisti, che evidentemente si sono compiaciuti di essere i servizievoli valletti dei fautori del SÌ.

Vittoria di Pirro dei fautori del SÌ

I fautori degli inasprimenti non disponevano soltanto di risorse molto superiori. Hanno anche condotto una campagna che quanto a malafede non ha precedenti. In tali circostanze la chiarezza del risultato non sorprende. Ma ciò che hanno ottenuto i fautori del SÌ è una vittoria di Pirro. Le restrizioni inutili e arbitrarie della libertà sono e restano restrizioni inutili e arbitrarie della libertà e la disinformazione politica è e resta disinformazione politica: a lungo termine sono nocive per tutti.

La CIT – che durante la campagna referendaria ha visto le organizzazioni affiliate serrare i ranghi –, prenderà ora misure adeguate per respingere con successo i futuri tentativi di inasprire il nostro diritto sulle armi. Non prende solo alla lettera l’informazione del Consiglio federale, secondo cui i tiratori dovranno «semplicemente compilare un nuovo formulario», ma vi si appellerà ogni volta che sarà necessario. Vigilerà sulla concretizzazione degli inasprimenti introdotti dalla Confederazione a livello di ordinanza, provvedendo nel migliore dei modi affinchè possa essere mantenuto il carattere liberale della nostra legislazione delle armi.

La CIT ringrazia sentitamente tutti i suoi sostenitori per il loro immenso impegno, che purtroppo non è stato coronato da una vittoria.

 

Contatto
Luca Filippini
Presidente della CIT Comunità di interessi del tiro svizzero
079 401 75 73 | info@diktat-ue-no.ch

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