Lucerna, 20 febbraio 2019 Alla conferenza stampa del Consiglio federale di giovedì scorso la Consigliera Karin Keller-Sutter ha parlato della revisione della legge sulle armi (recepimento della Direttiva UE sulle armi). Nel quadro delle sue spiegazioni ha formulato un'affermazione estremamente ingannevole, che la Comunità di interessi del tiro svizzero (CIT) deve contestare.

A metà gennaio la Comunità di interessi del tiro svizzero ha inoltrato oltre 125'000 firme valide contro il decreto federale per il recepimento della Direttiva UE sulle armi. Di conseguenza il 19 maggio si andrà a votare su tale decreto. Nel quadro della conferenza stampa di giovedì scorso la responsabile del DFGP, Karin Keller-Sutter, ha illustrato l'opinione del Consiglio federale in merito al progetto. A questo riguardo la Consigliera federale ha sottolineato come la Direttiva UE sulle armi «non sarebbe un patto per combattere il terrorismo», bensì servirebbe piuttosto «a proteggere la popolazione dall'abuso di armi, dall'impiego criminale delle armi.»

Tale affermazione è estremamente ingannevole sotto diversi aspetti:

  1. nella proposta della Commissione UE del 18 novembre 2015 per l'elaborazione di una nuova Direttiva sulle armi, gli inasprimenti legali previsti vengono legittimati esplicitamente come misura contro il terrorismo. Concretamente la Commissione, riferendosi specificamente a quattro serie di attentati terroristici islamici del 20151, ha affermato: «Questi tragici avvenimenti sono una chiara prova della minaccia pluridimensionale costituita dalla criminalità organizzata, e dimostrano perché dobbiamo rafforzare ulteriormente la lotta contro il traffico di armi da fuoco adottando un approccio coordinato e coerente.» 2
  2. In conformità con 1), nel Parlamento svizzero la Direttiva è stata designata da numerosi Consiglieri nazionali e Consiglieri agli Stati come misura contro il terrorismo, ma da nessuno di loro come strumento per combattere un generico «abuso».3
  3. In conformità con 1) fino a fine gennaio 2019 la Direttiva è stata descritta dalla stampa svizzera coerentemente come misura contro il terrorismo.
  4. In conformità con 1) fino a fine gennaio 2019 l'elaborazione della Direttiva veniva spiegata sul portale internet dell'Ufficio federale di polizia (fedpol) con riferimento esclusivo agli attentati terroristici del 13 novembre 2015.4

Se all'inizio di febbraio 2019 la fedpol ha cancellato dalle sue pagine internet tutti i riferimenti al terrorismo e la Consigliera federale Keller-Sutter adesso contesta la legittimazione della Direttiva come misura contro il terrorismo, ciò è da ricondurre senza dubbio all'opera di informazione dei promotori del referendum. Infatti nei mesi passati la CIT ha spiegato in modo dettagliato, preciso e ripetutamente che:

  1. Per commettere gli attentati terroristici, che la Commissione UE adduce come motivo per legittimare gli inasprimenti legali, non è stata utilizzata alcuna arma da fuoco acquistata legalmente.
  2. La proposta di legge menzionata, in cui la Commissione UE in riferimento al terrorismo islamico giustifica la necessità di rafforzare ulteriormente la lotta «contro il traffico di armi da fuoco adottando un approccio coordinato e coerente», contiene pure la richiesta – per la lotta al terrorismo tanto inadatta quanto sproporzionata – «di prendere provvedimenti immediati per inasprire le attuali norme sull'accesso [legale] alle armi da fuoco e sul loro commercio.»5
  3. La Direttiva sulle armi elaborata sulla base della proposta della Commissione UE, che adesso la Svizzera dovrebbe recepire, non prevede alcuna norma per combattere il «commercio illegale di armi da fuoco», bensì «inasprimenti dell'accesso alle armi da fuoco», equivalenti a divieti generali di armi legali, compreso un passaggio che de facto introduce un meccanismo di inasprimento automatico che interverrebbe ogni cinque anni.
  4. Da 1–3 risulta evidente che innanzi tutto la Direttiva è assolutamente inutile per la lotta al terrorismo e, in secondo luogo, non è stata promulgata assolutamente a tale scopo, bensì piuttosto per disarmare i detentori di armi legali.

Evidentemente adesso il Consiglio federale inizia a temere che il popolo, conoscendo la situazione concreta, non approvi la revisione della legge sulle armi. Tale timore è ovviamente comprensibile, ma altrettanto ovviamente non giustifica la diffusione di informazioni ingannevoli. La CIT constata che il dietro front compiuto da Consiglio federale e Amministrazione, passando dall'argomento della «lotta al terrorismo» a una forma generica di «prevenzione degli abusi» è assolutamente inaccettabile, in particolare per i quattro motivi seguenti:

  1. È in contraddizione con la volontà parlamentare alla base della revisione della legge sulle armi: ossia il recepimento giocoforza di una Direttiva UE inefficace contro il terrorismo come mezzo per garantirsi la permanenza della Svizzera nello spazio di Schengen.
  2. È in contraddizione con il fatto che – come spiegato dalla stessa Consigliera federale Keller-Sutter durante la summenzionata conferenza stampa (!) – in Svizzera, malgrado una densità straordinariamente elevata di armi da fuoco, non si registra praticamente nessun utilizzo abusivo di tali armi e quindi un inasprimento della legge sulle armi motivato dalla prevenzione degli abusi attualmente non si può giustificare nemmeno lontanamente.
  3. È in contraddizione con il fatto che i divieti generali di acquisto di armi normalmente in commercio previsti dalla revisione della legge non si potrebbero giustificare nemmeno se sussistesse un grave problema con l'impiego abusivo di tali armi [nessuno accetterebbe un divieto generale di acquistare camion e furgoni nemmeno come misura per prevenire abusi gravissimi, come le stragi terroristiche compiute a Nizza (luglio 2016), a Berlino (dicembre 2016) e a Barcellona (agosto 2017)].
  4. A motivo del suo carattere opportunistico, motivato evidentemente da ragioni tattiche in vista della votazione, tale argomentazione è atta a minare la fiducia del popolo nel governo del proprio Paese.

In vista della campagna per la votazione, la CIT prega perciò il Consiglio federale di astenersi dal diffondere (ulteriormente) la falsa affermazione di una «prevenzione degli abusi» e, riguardo al progetto in discussione, di tornare comunque a una politica di informazione più oggettiva e basata sui fatti. In particolare sarebbe veramente auspicabile

  • che si smettesse di sostenere che gli inasprimenti della legge non avrebbero praticamente nessuna conseguenza (è invece un fatto che: le armi normalmente reperibili in commercio verrebbero proibite e, poiché non si può avere diritto a qualcosa di proibito, in futuro il cittadino – malgrado le autorizzazioni eccezionali promesse – perderebbe il suo diritto di acquistare e detenere armi normalmente in commercio)

inoltre

  • che in futuro si rinunciasse a nascondere il fatto che la Svizzera nel quadro dell'Accordo di Schengen non ha alcun obbligo di introdurre inasprimenti incisivi nella sua legge sulle armi, né tanto meno di introdurre – per chi desideri acquistare un'arma – l'obbligo di dimostrare di averne bisogno.

 

Kontakt
Luca Filippini
Presidente della CIT Comunità di interessi del tiro svizzero
079 401 75 73 | info@eu-diktat-nein.ch

 


1 Segnatamente si trattava del doppio attentato Charlie Hebdo/Hyper Cacher (Parigi, gennaio 2015), del doppio attentato del convegno Arte, blasfemia e libertà di espressione/sinagoga (Copenaghen, febbraio 2015), del massacro sventato nel treno Thalys (Francia settentrionale, agosto 2015) come pure degli attentati di Parigi del 13 novembre 2015.
2 Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi, p. 2.
3 p. es. CN Fridez (PS, JU), quale portavoce della Commissione della politica di sicurezza: «In seguito agli attentati terroristici che hanno colpito grandi città europee in questi ultimi anni, la Commissione europea ha presentato, il 18 novembre 2015, una proposta di modifica della direttiva dell'Unione europea sulle armi» (BU 2018 N 655), oppure CN Dobler (PLR, SG): «La Direttiva UE sulle armi è stata elaborata sullo sfondo di attentati terroristici in Europa» (BU 2018 N 658).
4 La versione del sito, rimasto online fino a fine gennaio, si può trovare (fatta eccezione per le immagini) all'indirizzo https://web.archive.org/web/20181101080331/https://www.fedpol.admin.ch/fedpol/de/home/sicherheit/waffen/aktuell.html.
5 Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi, p. 2.

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