Non c’è in gioco Schengen...

  • perché il Consiglio federale ha concordato con l’UE che non dobbiamo rinunciare alla nostra legislazione liberale sulle armi a causa di Schengen
  • perché negli ultimi 10 anni la Svizzera ha già accettato senza batter ciglio oltre 200 ulteriori sviluppi dell’acquis di Schengen
  • perché senza la Svizzera non si può garantire la sicurezza nello spazio di Schengen

... ma la tua libertà

  • perché se recepisse la Direttiva UE sulle armi la Svizzera verrebbe disarmata per niente e meno di niente
  • perché come cittadini adulti e responsabili veniamo screditati e privati di una libertà fondamentale
  • perché con il recepimento di leggi inutili creiamo un pericoloso pregiudizio, che favorisce ulteriori interventi in altri settori e indebolisce la posizione della Svizzera nei confronti dell’UE
Fai il test della votazione!

Ti stanno a cuore libertà e sicurezza? Allora controlla con le domande seguenti cosa devi votare il 19 maggio.

Domanda No
Sei dell’opinione che agli occhi dell’UE il contributo della Svizzera per la sicurezza nello spazio di Schengen sia irrilevante?
Ritieni che il SÌ che abbiamo votato a suo tempo per l’adesione a Schengen fosse un assegno in bianco, ossia che siamo tenuti ad accettare ogni ulteriore sviluppo, anche quelli che violano la Costituzione e la volontà popolare?
Pensi che si possa ostacolare il terrorismo disarmando i cittadini ligi alla legge?
Per te non è un problema il fatto che adesso dovrebbero arrivare esattamente quegli inasprimenti della legge sulle armi che nel 2011 Consiglio federale, Parlamento e popolo avevano respinto?
Ritieni che il milione di donne che vivono da sole o soltanto con i loro figli non debbano più avere il diritto di possedere un’arma?
Le tue risposte 0 0
Hai risposto NO alla maggior parte delle domande? Allora metti un bel NO anche nell’urna. Grazie mille!

 Schengen sì, disarmo no

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3 Monate vergangen
Comunicato stampa: «Una campagna di disinformazione senza precedenti procura ai fautori del sì una vittoria di Pirro»
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3 Monate vergangen
Il recepimento della direttiva UE sulle armi sarebbe completamente inutile contro il terrorismo. In compenso violerebbe la Costituzione federale e seppellirebbe il tiro sportivo.
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4 Monate vergangen
Perché resteremo dentro a Schengen anche nel caso di un NO il 19 maggio:
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6 Monate vergangen
«Proprio quei paragrafi che introducono un disarmo e che nel 2011 Consiglio federale e Parlamento raccomandarono di respingere, adesso vogliono inserirli nella legge. Un tale pasticciaccio privo di principi è un vero affronto.» Peter Lombriser, SUOV/ASSU

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La Direttiva UE sulle armi è ingiusta. Nella sua formulazione Bruxelles non si è data minimamente cura dei più elementari principi della legislazione di uno Stato di diritto. Paragrafi truffaldini, dettati da penne straniere: se non li contrastiamo, la perdita sarà irreparabile.

La Direttiva UE sulle armi è liberticida. Vogliono degradare il nostro plurisecolare diritto di possedere armi a semplice privilegio. Gli Svizzeri non hanno l’abitudine di implorare le autorità né devono essere costretti a farlo.

La Direttiva UE sulle armi è inutile. La giustificazione ufficiale è combattere l’attuale ondata di terrorismo – ma fin dall’inizio nessun attentato è stato commesso con armi acquistate legalmente. Non si promulgano leggi per divertimento: non possiamo tollerare tali assurdità!

La Direttiva UE sulle armi è pericolosa. La sua applicazione comporterebbe per le nostre forze di polizia una valanga di scartoffie e costi enormi. Se si costringono i poliziotti a trascorrere la giornata alla scrivania, si ottiene esattamente il contrario della sicurezza.

La Direttiva UE sulle armi è antisvizzera. Invece di un parlamento di professionisti e di un esercito di volontari, la Svizzera dispone di cittadini soldato e di una democrazia diretta che pone il cittadino in primo piano. Si tratta di prerogative e di libertà che hanno contribuito al benessere del nostro Paese e alle quali non vogliamo rinunciare. Non abbiamo bisogno di legislatori stranieri che vogliono proibirci il fucile d’assalto né di direttive imposte dall’estero per limitare i nostri diritti politici.

  È assolutamente chiaro che le intenzioni alla base della Direttiva UE non sono né la lotta al terrorismo né la prevenzione degli abusi, bensì il divieto della detenzione di armi da parte di privati. Il meccanismo di controllo e valutazione previsto dall’articolo 17 della Direttiva è de facto un meccanismo automatico di inasprimento. Alla fine del 2016 il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker lo ha confermato a chiare lettere, affermando che l’attuale Direttiva era semplicemente una «pietra miliare» e precisamente per «il controllo delle armi». Anche il Consiglio federale sa che un SÌ il 19 maggio comporterà già entro 3–8 anni il divieto assoluto delle armi semiautomatiche per i privati e l’introduzione di test medico-psicologici per tutti i detentori di armi.

Restiamo nel giusto

PPD e PLR lo ammettono: gli inasprimenti imposti dall’UE per la legislazione sulle armi non servono a niente. Le leggi inutili comportano restrizioni inutili per la libertà. Le restrizioni inutili della libertà sono arbitrarie. Le norme arbitrarie sono ingiuste. Facciamo la scelta giusta: restiamo nel giusto.

Ingiusta!

La Direttiva UE sulle armi non è idonea allo scopo, non è necessaria e tanto meno si può ragionevolmente pretendere che la accettiamo. Con la sua promulgazione Bruxelles ha pertanto violato uno dei principi più importanti dello Stato di diritto: quello della proporzionalità. Contro l’imposizione di norme tanto rovinose sarebbe doveroso opporre resistenza, ma Consiglio federale e Parlamento si mostrano concilianti sul tema sbagliato. Per non rischiare l’opposizione dell’UE, vogliono inchinarsi a una legge che non avrebbe mai dovuto essere approvata. Così facendo, non solo minano il nostro Stato di diritto, ma issano pure una bandiera bianca, affinché sventoli allegramente nel vento di Bruxelles. Se non li contrastiamo, la perdita sarà irreparabile.

Liberticida!

In Svizzera tutti i cittadini onesti – e addirittura gran parte dei residenti stranieri onesti – hanno da tempo immemorabile il diritto di possedere armi. Ma adesso l’UE vuole degradare questo diritto a semplice privilegio. In futuro non si proibirà in via eccezionale di acquistare una normale arma da fuoco, bensì la si potrà acquistare solo in virtù di un’autorizzazione eccezionale. Possesso legale di armi esclusivamente per gentile concessione di Lorsignori? E no! Non nella Svizzera liberale, non con noi, liberi cittadini svizzeri!

Inutile!

L’UE giustifica la sua Direttiva sulle armi con la necessità di misure contro l’attuale onPlatzdadata terroristica. Ma da quando è iniziata, nessun attentato è stato commesso con un’arma acquistata legalmente. In questa situazione perfino PPD e PLR ammettono che le nuove prescrizioni – la cui applicazione comporterebbe un gigantesco onere amministrativo – non servono assolutamente a raggiungere lo scopo. La serviss a nagott, ma nüm a pagum istess? Altolà! A questi esperimenti siamo ben lieti di rinunciare!

Pericolosa!

I Cantoni hanno messo sul chi vive: l’applicazione della Direttiva UE sulle armi provocherebbe una valanga burocratica. Non solo i diversi corpi di polizia dovrebbero accollarsi innumerevoli ore di lavoro di ufficio, ma ci sarebbero anche costi enormi per tutta l’infrastruttura informatica necessaria. E dato che Bruxelles fa la voce grossa quando impartisce comandi, ma è affetta da grave sordità quando si tratta di pagare, la fattura andrebbe a scapito del lavoro di polizia vero e proprio. Ma il recepimento dei paragrafi UE non comprometterebbe la sicurezza soltanto a causa degli agenti di polizia costretti a marciare sul posto. Dato che il possesso di armi diventerebbe un privilegio, la densità di armi da fuoco detenute nelle case private sarebbe sempre minore. E ciò eroderebbe l’importanza dell’effetto dissuasivo, specialmente nelle zone isolate. Dobbiamo proprio spianare la strada ai criminali – e questo per niente di niente? Meglio di no!

Antisvizzera!

La libertà comporta responsabilità. I liberi cittadini svizzeri non hanno bisogno di paragrafi che li mettano in riga come bambini dell’asilo. Con la nuova Direttiva sulle armi l’UE vuole proibirci addirittura il nostro fucile d’assalto. La conseguenza: l’arma del soldato di milizia non sarebbe più l’arma del cittadino, il Tiro in campagna finirebbe per essere a malapena tollerato e per la festa del «Knabenschiessen» premieremmo ragazze e ragazzi per saper usare un fucile che in base alla nuova legge non avremmo più il diritto di possedere. Se accettiamo queste imposizioni, ci rendiamo ridicoli – non solo di fronte a tutto il mondo, ma soprattutto davanti a noi stessi.

Noi siamo persone tutte d'un pezzo

Come misura contro il terrorismo con kalashnikov di contrabbando Bruxelles esige che rinunciamo al nostro diritto di possedere armi. Dovremmo proibirci perfino i fucili di assalto del nostro esercito. È ridicolo, demenziale e scandaloso … e tutti lo sanno. Ma se non respingiamo pretese del genere, diamo a intendere che ci lasciamo opprimere a piacimento. E chi si lascia opprimere a piacimento, lo si opprime a piacimento. Mostriamo di voler vivere tranquilli, mostriamo di essere tutti d'un pezzo.

Non investiamo franchi per salvare qualche centesimo

Nell’estate 2005 il popolo ha approvato l’adesione a Schengen. Questo, perché allora le condizioni di adesione negoziate offrivano certi vantaggi, anche economici. Adesso però l’UE impone condizioni supplementari. Per garantirci anche in futuro il rispetto di Schengen dovremmo, senza alcun motivo ragionevole, promulgare leggi che ci costeranno milioni e degraderanno centinaia di migliaia di cittadini onesti a postulanti dei notabili di turno. Mettere in gioco i vantaggi del nostro Stato di diritto per garantirci i vantaggi di un trattato internazionale? Decidiamo da persone ragionevoli: non investiamo franchi per salvare qualche centesimo.

Impegnatevi subito nel vostro comitato regionale

Impegnatevi per il nostro referendum ed entrate a far parte del comitato regionale del vostro Cantone. Su vostra richiesta saremo lieti di comunicarvi i nominativi dei contatti. Vi ringraziamo sentitamente per il vostro sostegno.

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